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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

XXIV Domenica del Tempo Ordinario Anno A

2026-09-12 18:49

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Riflessioni,

XXIV Domenica del Tempo Ordinario Anno A

13 settembre 2026  Sir 27,33-28,9; Ps.102(103); Rm 14,7-9;  Mt 18,21-35  QUANTE VOLTE?  La domanda di Pietro a Gesù è la domanda dell’uomo che si trov

13 settembre 2026

 

 

Sir 27,33-28,9; Ps.102(103); Rm 14,7-9;  Mt 18,21-35

 

 

QUANTE VOLTE? 

 

La domanda di Pietro a Gesù è la domanda dell’uomo che si trova doversi confrontare con l’ingiustizia : Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Pietro è ancora impreparato rispetto alla logica evangelica cui Gesù vuole aprirlo.

 

A Lui, ed a noi con lui, viene chiesto di fare un importante passo in avanti, a partire da una più realistica considerazione della nostra fragilità, dobbiamo imparare come non abbiamo diritto a conservare rancori infiniti verso chi si è comportato, male con noi, e piuttosto tener presente come tutti noi siamo accomunati da una stessa fragilità umana. Lo spirito di vendetta, il livore, il rancore, non dovrebbero avere cittadinanza in noi. L’auto-consapevolezza  delle nostre fragilità poi, dovrebbe aiutarci a comprendere le fragilità degli altri, almeno abbastanza da non riempirci d’odio verso chi si comporta male con noi!

 

Per Matteo tutti noi siamo colmi di debiti: soprattutto nei confronti di Dio Padre; essi sono impossibili da rifondere, mentre i debiti degli altri verso di noi non reggono al confronto!

Dovremmo tornare a pregare il Padre Nostro come facevamo da bambini: …E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori! (Mt.6,12). Il punto è rinnovare la consapevolezza dei molti debiti che abbiamo verso Dio Padre, e questo dovrebbe aiutarci a misurare il peso dei crediti che sentiamo di avere nei confronti di alcuni…

 

Tutta la parabola si regge sul confronto dei due comportamenti opposti: quello del padrone, e poi quello del servo spietato: il padrone condona con generosità un debito pesante, mentre il servo si incrudelisce sul compagno per un piccolo debituccio…

La reazione della gente, e dei compagni, arriva però all’orecchio del re e la sua risposta non si fa attendere “Servo malvagio…!” ti sei preso gioco di me che sono il re, mi hai preso in giro, il tuo pentimento era solo un’astuzia “Ti giudico malvagio perché hai sfruttato la mia magnanimità a tuo vantaggio, ma poi hai preteso che per te dovesse valere un metro diverso da quello della bontà…!”

 

La parabola termina drammaticamente qui, spalancando però la porta alla necessità dell’autentica compunctio cordis, di quella compunzione interiore cioè che è la sola capace di cambiare in profondità il nostro modo di vedere, sentire e giudicare le cose! Gesù aveva appena detto a Pietro al v. 22 “Caro Pietro non ti sto dicendo di perdonare sette volte, ma settanta volte sette…!” come a dire “Pietro è il tuo cuore che deve divenire esso stesso perdono e misericordia!” .

 

Diviene chiaro così come al centro vi sia il messaggio della misericordia, di quell’amore cioè che è descritto in Matteo come makrothymia, grandezza di cuore, o d’animo, parola chiave della comprensione della parabola.

Essa si chiude con il re che si pente per essere stato troppo generoso, ma il vero protagonista rimane il ministro debitore che non sembra aver appreso nulla da tutta la vicenda! Il messaggio finale è la morale che ci lascia Matteo con le parole del v.35 “Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”. Come a dire che il perdono è una realtà seria, non è sufficiente un perdono qualsiasi,  superficiale o formale. Esso, al contrario, richiede una apertura capace di cambiare il cuore di coloro che lo ricevono….

 

Siamo capaci di commuoverci ancora quando siamo perdonati anche senza averlo meritato davvero? E questa commozione sappiamo tradurla in nuova capacità di perdono verso il nostro prossimo?

 

Un po' alla volta comprendiamo come Matteo in questo brano stia descrivendo le vie per costruire una vera comunità cristiana, davvero evangelica. Egli ci dice che  la Chiesa non riuscirà davvero ad essere autenticamente la comunità in cui il Signore Gesù è presente se nella sua parte più intima e profonda, nel suo cuore, nel cuore delle sue relazioni non risiede, palpita e vive  la stessa misericordia vissuta e donata a noi da Cristo Signore e dal dono dello Spirito.

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