6 settembre 2026
Ez 33,1.7-9; Ps.94 (95); Rom. 13,8-10; Mt.18, 15-20
IL CENTRO E' COMUNIONE!
Il tema odierno è sostanzialmente quello della correzione fraterna. Si tratta di un messaggio sempre attuale perché ogni forma di vita comunitaria (famigliare, lavorativa, ed associativa in generale) è normalmente segnata da momenti d’incomprensione reciproca.
Gesù presenta il tema in forma interrogativa: se il tuo fratello commette una colpa contro di te….in cui però la traduzione corretta sarebbe: se il tuo fratello non è stato capace di cogliere “l’obiettivo” (nel rapporto con te…); di quale obiettivo parla Gesù? Si tratta di quello dell’amore, o della “caritas perfecta”… Il verbo usato dall’evangelista significa sbagliare l’obiettivo: fisso un bersaglio ma la mia mano vacilla e la freccia sbaglia bersaglio. L’obiettivo è quello della comunione fatta di rispetto, carità, ascolto, accoglienza, stima reciproca ed impegno serio e responsabile nel cercare il bene maggiore per l’altro/gli altri. Amare vuol dire infatti stimare gli altri, nonché rispettarli cercando e volendo il loro bene….
Cosa succede quando non riusciamo a centrare l’obiettivo in cose che riguardano la vita della comunità ? Come comportarsi in questi casi?
In verità ognuno reagisce a modo suo: c’è chi tace e subisce tutto, c’è chi si adira e cerca in modo più o meno subdolo di vendicarsi, c’è chi sbotta in modo impulsivo, c’è chi fa l’ipocrita e non dice nulla ma attende la prima occasione per vendicarsi, chi tace con l’interessato ma poi parla in modo indiscreto mettendo in pubblico i fatti altrui. Quanti peccati contro la discrezione! La discrezione è una virtù silenziosa, non appariscente, di cui nessuno parla, e non viene lodata, ma che è preziosissima nella vita comunitaria. Essa dice senso del limite, rispetto dei confini tra le persone, senza invadenze indebite, senza insinuare giudizi temerari sugli altri.
Gesù ci dà una regola molto chiara e semplice:
se abbiamo qualcosa da dire ad un'altra persona diciamola all’interessato con rispetto e chiarezza! Invece noi tendiamo spesso a stare zitti con l’interessato, ma poi andiamo a lamentarci di lui con gli altri. Così non solo non aiutiamo a correggersi chi potrebbe trarne giovamento, ma spargiamo anche un bel pò di veleni in comunità. Forse abbiamo paura d’affrontare gli altri, o delle conseguenze che dovremo subire dicendo le cose in modo chiaro….
Nella correzione fraterna di cui parla Matteo la fermezza e la chiarezza s’intrecciano col rispetto e la benevolenza. Per farlo occorre essere umili e semplici, senza secondi fini. Dobbiamo ammettere di non esserlo: il nostro amore per la verità e la giustizia non sono così limpidi come vorremmo…Abbiamo il cuore inquinato dai nostri bisogni d’essere pratici ed efficienti, d’essere quelli che hanno tutte le soluzioni, e lo crediamo davvero! Peggio ancora quando siamo segnati da interessi o bisogni narcisistici, da invidie, da gelosie, da risentimenti, stati d’animo che nemmeno siamo capaci di riconoscere in noi…
Una cosa è però sicura:
a Gesù non piacciono i sospetti, Lui ama la chiarezza, figlia della semplicità e dell’umiltà, e sorella della carità benevola. Quando taciamo per ipocrisia, o per paura di essere criticati, nascondendo i nostri veri pensieri, manchiamo di rispetto verso l’altro che ha diritto di conoscere il nostro modo di pensare e sentire, così come anche di sentirselo dire con autentico rispetto e cortesia!
Quando ci accade poi, come conseguenza, di scivolare nel pettegolezzo, o nella critica facile, ricordiamoci del Vangelo: con la misura con la quale misurate sarete misurati, …..cioè ci sarà chiesto conto d’ogni mormorazione consumata alle spalle altrui. Se abbiamo una cosa da dire diciamola con parresia e tanto rispetto, altrimenti, se giudichiamo sia meglio non dirla impariamo a tacere del tutto, anche dopo, vivendo un silenzio reale! Certo sappiamo bene che è capace di vivere una serena e positiva correzione fraterna, solo chi prima di tutto è capace di riceverla ed accoglierla con apertura e semplicità!
Chiediamo la grazia del discernimento, così come quella di un cuore purificato e semplice, e la grazia d’essere a contatto coi nostri veri stati d’animo! Come potremo altrimenti dire cose buone? Chi potrà suggerirci le cose giuste da dire se siamo continuamente distratti e non prestiamo attenzione allo Spirito del Signore che vuole parlare in noi?
Nella prima lettura Ezechiele affidava al profeta il compito della sentinella, d’essere cioè “persona di frontiera”. Questa vocazione è affidata da Gesù ai discepoli attraverso l’invito ad usare la correzione fraterna. I battezzati dovrebbero essere un po' sentinelle chiamate a vegliare sul confine fra mondo di Dio e mondo degli uomini, fra terra e cielo. Il cielo e la terra desiderano dialogare, avrebbero tanto da dirsi, ma essendo distratti non possiamo svolgere questo ruolo!
La purezza del cuore, l’attenzione della coscienza, l’umiltà d’animo, la semplicità di parola ci rendano sentinelle vigilanti, pronte ed attente, capaci di tacere, ma anche di parlare al momento giusto, sempre con discrezione, umiltà, cortesia, rispetto e tanto, tanto amore! Il Signore ci aiuti ed accompagni a crescere in questa sublime vocazione!

