12 luglio 2026
Is. 55,1-10; Ps. 64 (65); Rm 8,18-23; Mt. 13, 1-23
SEME SENZA SPESE!
Spiego sempre questa pagina evangelica terminando con la domanda: “Questi sono i vari terreni su cui il seminatore semina, e noi quale tipo di terreno siamo?”. Qualcuno però mi ha fatto comprendere che assolutizzare troppo questa domanda rischia di far assumere a questa parabola un sapore moralistico... La parabola invece, più che esami di coscienza, vuole piuttosto aiutare a comprendere come Dio sia fedele al suo amore qualsiasi sia il terreno esistenziale in cui ci troviamo…. ! Insomma oggi Gesù ci dice fondamentalmente che Dio sparge il seme della Sua Parola in ogni situazione, qualsiasi sia il percorso esistenziale del suo ascoltatore...
Insomma, se per leggere la parabola ci poniamo solo dalla parte dell’ascoltatore, la tentazione sarà di cadere, anche non volendolo, in un certo moralismo. Se invece proviamo a collocarci dalla parte di Dio, scopriamo come al centro della parabola ci sia la descrizione della generosità senza limiti dell’amore del Padre…. Infatti se ci focalizziamo sull’immagine del seminatore, anziché dei terreni, scopriremo come la parabola di Gesù illustri l’amore di Dio che non bada a spese, né a sprechi e semini imperterrito a seminare anche in terreni non predisposti (o indisposti) per motivi molti diversi.
Beh un seminatore del genere non somiglia affatto ai nostri contadini che prima di spargere la semente predispongono con cura per settimane i campi! Dio è invece un seminatore particolare: Egli infatti getta nei nostri terreni esistenziali la sua semente preziosa anche quando il cuore non è né pronto né preparato ad accoglierlo! Il seminatore della parabola infatti non si preoccupa che il campo sia pronto, ma inizia a seminare con fiducia e speranza senza attendere!
Pertanto prima di chiederci: “Ma io quale tipo di terreno sono?” la parabola ci invita a contemplare piuttosto come il divino seminatore non faccia calcoli, non badi a spese, non semini solo dove prevede di trarre frutto, ma getti la semente della sua Parola con straordinaria generosità, investendo senza parsimonia su ogni tipo di terreno!
Evidentemente tutto questo ci parla dell’amore di Dio! Come tutti coloro che amano davvero Dio, anche Lui per amare non usa la calcolatrice: non si preoccupa di verificare la rendita dei suoi investimenti, né se l’altro, per essere amato, ne abbia i meriti, o almeno qualche capacità di contraccambio…. L’amore non verifica se il suo investimento potrà avere qualche ritorno positivo…. Nè questo è lo stile dell’amore, nè lo è quello con cui Dio ama!
E’ vero che abitualmente noi fondiamo le nostre relazioni sul valore, prezioso, della reciprocità: amiamo i nostri amici, da cui sappiamo che siamo stimati e benvoluti… La parabola di oggi ci fa compiere invece un passo in avanti significativo: per il seminatore l’amore è vissuto senza calcoli, sprecando parole ed affetti. Davvero Egli ci insegna ad essere disposti a giocare in perdita!
La generosità paradossale del seminatore ci dona una nuova misura dell’amore: esso esiste solo quando accettiamo il rischio di viverlo in perdita! Se invece facciamo calcoli, e non investiamo né parole né affetti se non siamo sicuri di poter contare su di un ritorno, potremo dire sì di essere persone corrette, ma non amanti! Come a dire che le relazioni vere e profonde non possono essere vissute tutte in una continua ricerca di simmetria tra le colonne del dare e dell’avere dei nostri bilanci affettivi…!
Un ultimo punto…proviamo ad osservare il modo di comunicare di Dio, rivelatoci in questa parabola: instancabile, generoso, continuativo, fatto con la semente d’una Parola “gettata” nelle nostre vite con tanta generosità! Esso ci parla infatti di come Dio ci ami! Egli non si rassegna alle nostre chiusure, resistenze, silenzi e continua, senza stancarsi a seminare con abbondanza la sua Parola. Se il modo di comunicare riflette il modo di amare, davvero Dio ci ama con straripante generosità..!
Vorrei terminare lasciando a voi, e a me, due domande diverse dalla domanda “e io che terreno sono?”.
La prima domanda è “Qual è il modo con cui, generalmente, noi comunichiamo con gli altri?”
La seconda potrebbe invece essere: “Come ho l’impressione che il Padre, attraverso la presenza e l’amore di Gesù, stia gettando nella mia anima, e nella mia vita, in questo periodo, il seme della Sua Parola…?”

