28 giugno 2026
2Re 4,8-11.14-16; Rm. 6,3-4.8-11; Mt. 10,37-42
PER ESSERE DEGNI DI LUI
Siamo oggi alla conclusione del discorso missionario tenuto da Gesù ai suoi discepoli, ma le sue parole riguardano tutti i cristiani che col sacramento del battesimo sono chiamati a testimoniare come in Cristo «il regno dei cieli è vicino» (cfr. Mt 10,7). Il vangelo odierno può suscitare una certa sorpresa in noi, abituati a pensare a Gesù come mite ed umile di cuore, mentre le sue parole esprimono esigenze molto severe…. Ascoltiamole insieme.
Prima esigenza
Chi ama padre o madre, figlio o figlia più di me, non è degno di me.
A leggerla bene, come fosse la prima volta, quest’espressione (cui forse ci siamo un po' abituati) sembra esagerata, urtante, quasi scandalosa. Con essa Gesù sembra quasi contraddire il comandamento dell’amore famigliare! In realtà Gesù non sottrae ma aggiunge un “di più di amore”, quasi un eccesso. È infatti come se ci dicesse: Tu conosci bene l’importanza degli affetti famigliari ebbene, ora io posso donarti qualcosa di ancora più grande e profondo!
È in gioco qui il nuovo progetto di uomo e di mondo che Gesù sta portando, ma per creare un mondo nuovo occorre una passione forte e profonda. Se ci pensiamo bene era scritto così fin da subito nel libro del Genesi: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna” (Gen 2,24). Anche lì c’era un “amare di meno”: padre e madre amati di meno e lasciati per aprirsi però ad un’altra esistenza e ad un altro amore. La legge della vita che cresce e si moltiplica contiene in sé queste scelte.
Gesù non dice che il padre e la madre non hanno più valore o non meritano più rispetto, ma che per realizzare veramente tale amore occorre “passare attraverso Dio”. La sapienza di queste divine parole è oggi incompresa, eppure quanti esempi oggi dimostrano drammaticamente la verità delle parole di Gesù! Guardiamo come in tante famiglie oggi, una volta escluso Dio e abbandonata la fede, si perda la capacità di amarsi e la voglia di costruire qualcosa insieme. I figli rispettano meno i genitori e le scelte d’amore e di donazione vanno facendosi sempre più rare…
Non passa giorno, quasi, senza sentire il racconto di storie d’abbandono e rifiuto proprio all’interno di relazioni famigliari che dovrebbero essere il santuario dei nostri affetti più profondi. Difficile non pensare come questo non sia favorito dal fatto di credere di poter amare anche senza ricorrere a quella sorgente d’Amore che è Dio stesso. Quando Gesù dice: «Chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me» questo suona come contestazione di un costume oggi largamente diffuso. È come se ci venisse detto «Rendetevi conto che, senza Dio nel cuore, non sarete capaci di amare i vostri figli con un amore vero». E’ un messaggio davvero importante: non ogni modo di amare ha lo stesso valore! Non ogni modo di amare i propri figli è giusto e corretto. Non tutto quello che noi riteniamo amore lo è veramente!
Oggi c’è ancora qualcuno che sa distinguere l’amore dall’incapacità di dire «no» davanti a comportamenti distruttivi (ed auto-distruttivi)? L’amore dei genitori verso i figli spesso si ferma ad un livello così banale da ridurre la famiglia ad un albergo dove non si ha più niente in comune all’infuori del tetto e delle chiavi di casa. È necessario rimettersi alla scuola dell’amore, riconoscendo in Dio la sorgente dell’amore vero. Questo è il senso profondo e straordinariamente attuale delle parole di Gesù.
Seconda esigenza.
Chi non prende la propria croce e non mi segue.
Gesù non vuole che passiamo la vita a soffrire, non desidera crocifissi. Vuole che seguiamo le sue orme, sapendo voler bene, toccando piaghe e spezzando pane, senza bisogno di fare carriera e di “contare”…
Chi perde la propria vita, la trova.
Perdere qui non significa lasciarsi sfuggire la vita, bensì donarla attivamente. La nostra vita è ricca solo di ciò che abbiamo donato. Senza perdere di vista che Dio non ricompensa con cose da poco: non dona mai niente di meno di sé stesso. La ricompensa è Lui stesso….
Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Sono parole molto esigenti, ma Dio non ci lascerà soli. Se siamo capaci di accogliere – ospitare il Signore nella nostra esistenza, è perché egli ci ha ospitati ed accolti per primo.
Nel battesimo siamo stati inscritti nel suo mistero di passione-morte-risurrezione, come ci ricorda l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani. Il Padre che continuamente ci accoglie offrendoci il suo perdono, vuole che noi lo accogliamo con una sequela del Suo Figlio vera e fedele, pronti a fare quello che il Figlio suo ha fatto fino a rischiare la nostra vita per amore. L’accoglienza del Signore si manifesta nell’accoglienza di Dio e degli altri. Tre sono le categorie di persone da privilegiare: i profeti, i giusti, i poveri.
Terza esigenza.
Un bicchiere d’acqua fresca.
Dare un bicchiere d’acqua fresca è niente anche per il più povero: ma se è un’acqua affettuosa, con dentro il cuore, l’acqua fresca è il dono migliore e più grande. Dare un bicchiere d’acqua fresca riassume la straordinaria pedagogia di Cristo, che lo ha portato fino al dono della sua vita. Se è vero che il vangelo è nella Croce, esso però si trova tutto anche dentro un bicchiere d’acqua fresca se, quando lo si offre, porta dentro il cuore.
Ascoltiamo a questo proposito la prima lettura che narra l’accoglienza cordiale di due sposi fatta al profeta Eliseo «uomo di Dio, un santo». Non sempre riusciamo a riconoscere i giusti, i profeti. Le loro parole e gesti fanno nascere perplessità, se non addirittura ostilità e rifiuto. Ma Gesù stesso ci dice che «chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto». L’invito allora è ad accogliere con fiducia chi ci parla nel nome del Signore anche se le sue parole ed esempi dovessero essere scomodi e mettere in discussione il nostro modo di pensare abituale: «chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato».
Il vero discepolo è colui che ama e si dona come ha fatto Gesù. Questo spirito di accoglienza va chiesto nella preghiera e coltivato nella vita con gesti concreti. Accogliamoci dunque a vicenda, come Dio ha accolto e accoglie ciascuno di noi! L’accoglienza della parola evangelica e di Gesù non può in ogni caso prescindere dall’accoglienza di persone concrete in carne ed ossa. È in loro, nella loro storia, nella loro fatica, nelle loro problematiche, e nei loro bisogni, che si rende presente Gesù e, con Lui, il Padre ed il suo Regno.
Ecco il messaggio evangelico di oggi: ci ricorda come il Vangelo sappia sempre suscitare dimore ospitali per le sempre nuove relazioni, nelle quali la sua verità e la sua bellezza si manifestano.

