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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

Domenica di Pentecoste Anno A

2026-05-23 18:16

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Riflessioni,

Domenica di Pentecoste Anno A

24 maggio 2026  Atti 2,1-11; Ps.103 (104); 1Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-23   COME ME ANCHE VOI. La solennità della Pentecoste è, dopo la S. Pasqua, il

24 maggio 2026

 

 

Atti 2,1-11; Ps.103 (104); 1Cor 12,3b-7.12-13; Gv 20,19-23

 

 

 COME ME ANCHE VOI.

 

La solennità della Pentecoste è, dopo la S. Pasqua, il momento più alto di tutto l’anno liturgico. Esso è infatti come polarizzato da questa celebrazione che si presenta come la sintesi conclusiva dell’Incarnazione e della Redenzione, insomma di tutta l’opera di Gesù.

La liturgia della Parola odierna è essenziale: gli Atti degli Apostoli ci testimoniano l’evento della Pentecoste, la prima lettera ai Corinzi di Paolo ci parla dei molteplici doni distribuiti dallo Spirito Paraclito, mentre S. Giovanni ci fa assistere all’apparizione di Gesù ai discepoli riuniti nel Cenacolo la sera di Pasqua.

 

S. Giovanni ci aiuta a comprendere come la Pentecoste sia strettamente legata all’Incarnazione, ed all’opera redentrice di Cristo. Il senso della morte di Gesù appare ora nella sua vera luce: Gesù è morto e risorto per nostro amore e poterci comunicare lo Spirito Santo! La Pentecoste realizza dunque il senso ed il significato della sua Pasqua.

Gesù si presenta vittorioso nel Cenacolo, non condizionato dalle porte chiuse, dimostrando come ormai possa rendersi presente dove e quando vuole. “Stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!” (Gv 20,19)… ma il dono della pace è tutt’altro che facile. Esso è infatti accompagnato dall’ostensione delle mani e del costato piagati…. Come a dire che solo chi può mostrare i segni di una lotta sostenuta può trasmettere una pace non fasulla, ma credibile e duratura.

 

Gesù non dona la pace “come la dà il mondo” ; quella che Egli dona è frutto di una lotta, del dono totale di sé nell’amore, fino alla morte… siamo stati acquistati “a caro prezzo” a prezzo del sangue prezioso di Cristo, versato, per amore, per la nostra salvezza. Il Cristo si mostra risorto sì, ma con le ferite ancora aperte per far comprendere ai suoi discepoli come, in realtà, solo i “violenti” (coloro cioè che sono capaci di sostenere una lotta cruenta) possono conquistare il Regno!

 

Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv.20,21) Cristo vinse la sua battaglia contro il male, e adesso anche noi, come Lui, siamo chiamati a combattere la stessa battaglia che fu la sua, e con le stesse armi che Lui usò: il dono di sé nell’amore. In questo sta la nostra pace. La pace che Gesù dona ai suoi a Pentecoste è particolare e deriva dalla gioia di poter lottare con Lui! In questo (e non in uno “starsene in pace”) consiste la nostra pace che va intesa quindi come compito! Solo chi ha un compito può avere pace, ed essere libero dall’angoscia.

 

La domanda giusta da farci oggi, Solennità di Pentecoste, è allora chiederci quale compito abbiamo ricevuto da Cristo. Siamo consapevoli del compito da Lui ricevuto? Qual è? Come ne siamo coinvolti? Come lo viviamo? La Pentecoste dovrebbe aiutarci a renderci più consapevoli che tutti siamo protagonisti di una battaglia davvero importante: quella contro la morte e per la vita. Quale idea abbiamo della morte e della vita? Sappiamo cosa farne della vita? La viviamo con entusiasmo ed amore, o con tiepidezza ed in modo mediocre?

 

Soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22a) ricevete lo Spirito Santo, dice Gesù, per poter ripetere anche voi, in voi stessi, la mia passione, il dono della vita. Sarete capaci di assumere su di voi questa chiamata che oggi vi dono? Per farlo avrete lo Spirito Santo che vi dono, per vivere così fino al dono di voi stessi.

 

Grazie a questo dono, grazie allo Spirito Santo, potete anche rimettere agli altri i peccati, ma non senza sacrificio, non senza una vostra morte. Cos’è mai infatti il perdono se non continuare a dare fiducia, pur vedendo la distanza fra la realtà e la perfezione del bene, sopportando, e portando in noi stessi la lontananza, la distanza, persino fino alla rottura….

 

Carissimi, celebrare la Pentecoste, ricevere il dono dello Spirito Santo significa comprendere, o semplicemente intuire, nella nostra anima, che non possono avvenire i miracoli, né salvarsi vite, né trasmettere salvezza a qualcuno, senza la pazienza difficile e lacerante di continuare con ostinazione a credere che il miracolo ci sarà, evitando di cedere alla demoralizzata sfiducia, e ad un’ impotente rassegnazione…

Pentecoste è ascoltare ancora come attuali per noi le parole di Gesù “Io ho vinto la morte e gli inferi, io ho percorso per vostro amore una distanza infinita, ora anche voi fate altrettanto gli uni gli altri, offrite il vostro cuore…!”

 

Pentecoste è guardare le mani ed il costato trafitti di Gesù ed ascoltarlo mentre ci domanda: vuoi assomigliarmi anche tu? Vuoi essere come me anche in questo? Insomma, sei disposto a morire con me? Lo sai che per risorgere occorre morire…? Dunque, vuoi morire con me? Ne sei disposto? Vuoi avere un cuore come il mio capace di dire al Padre, come feci io: Padre, è vero, sì, hanno sbagliato, ma adesso tutta la distanza che intercorre fra Te e loro la copro io con il dono della mia vita, con la mia afflizione donata, altro non ho da darti se non il mio amore, e il mio dolore….

 

Carissimi, oggi è Pentecoste, crediamo davvero che il Padre possa ascoltare questa nostra preghiera. Egli non ci deluderà.

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