15 marzo 2026
1Sam 16,1.4.6-7.10-13 Sal 22 Ef 5,8-14 Gv 9,1-41
LASCIATI ILLUMINARE!
Dopo il tema dell’acqua viva di domenica scorsa, oggi al centro della liturgia troviamo quello della gioia. A metà del cammino quaresimale la Chiesa ci invita alla gioia dell’incontro con Lui che ci risveglia, rendendo nuovi col suo amore i nostri occhi, tante volte ciechi!
Le nostre gioie, le nostre speranze…
Forse la domanda giusta da cui iniziare questa domenica è proprio quella sulla gioia: cos’è la gioia per noi? Quali sono le cose che ci donano gioia e consolazione? Il miracolo del cieco nato ci rivela come essa sia collegata alla luce!
Quando siamo nell’oscurità, infatti, non possiamo dirci felici: solo quando siamo in piena luce riusciamo ad avere l’animo colmo di gioia…. La lettera agli Efesini ne parla espressamente: “un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore” (Ef 5,8), mentre il Vangelo ci guida a rinnovare la nostalgia della luce, quella vera, che è certamente la luce fisica, ma anche quella spirituale. Se la luce fisica è un dono meraviglioso, quella spirituale, che illumina di senso ciò che viviamo è, per la nostra vita personale, persino più importante!
Nella prima lettura quando a Samuele vengono presentati i fratelli di Davide il Signore insegna a non soffermarsi sull’aspetto fisico, per fare una scelta, per valutare le situazioni e le persone occorre avere invece una visione profonda, spirituale. Dio dice infatti a Samuele “L’uomo guarda all’apparenza esterna, ma io guardo il cuore!”.
Che differenza c’è tra la tenebra e la luce? Se ero nelle tenebre e ora sono nella luce m’accorgo della differenza, ci chiede S. Paolo. Queste domande non sono teoriche ma molto concrete. Se Cristo mi ha toccato e svegliato devo accorgermi che non è la stessa cosa essere svegli o continuare a dormire. Se Cristo mi ha risvegliato, suggerisce S. Paolo, adesso sono cambiato…
Il cieco guarito del racconto di Giovanni 11 ora vede chiaramente non solo dal punto di vista fisico ma anche da quello esistenziale, e spirituale. Potremmo infatti anche essere cecuzienti dal punto di vista medico, ma se siamo interiormente illuminati, anche se con gli occhi malati, possiamo però progredire ugualmente in una relazione profonda col Dio della vita, e vivere così un’esistenza intensa e ricca di significato.
Se Cristo ci ha risvegliati è importante cercare di fare attenzione, e di curare con cura, a quel raggio di luce e di trasparenza interiore che Cristo, con il dono del Suo Spirito, fa passare nella mia anima. Esso ci risveglia dal sonno dell’uomo carnale. La vera oscurità è quello che spegne in noi la coscienza di Dio. Se ricevo luce, sono nella luce, e divengo consapevole di come tutto nella vita avvenga in Dio.
Molti non conoscono Dio perché non lo attendono con pazienza, bussando e cercando. Non è sufficiente bussare una volta sola: occorre sostare e pazientare fino alla fine.
Se Dio mi dice, come al cieco, “Adesso va’ a lavarti” non gli pongo obiezioni, lo faccio, vado a lavarmi, anche se ancora non ci vedo. Per intenderci noi poniamo obiezioni tutte le volte in cui diciamo “Sì, però…. Sì, sì, ci credo, però…”. Credo però…in ultima analisi non è credere ma dettare condizioni.
Forse è proprio questa la cecità da cui ci offre, di guarire il vangelo di oggi: non guardare più alle cose con un occhio solo, il nostro, ma anche con quello di Dio Creatore ed amante della vita. Tale luce a volte può ferirci gli occhi, ma è luce e ci si accorge! I farisei nel racconto di Giovanni insistono col cieco guarito e lo pressano: “Ma, insomma, tu cosa dici di Lui?” ed egli “Ma cosa volete che vi dica, cosa vi posso dire se non quello che mi è capitato, prima ero cieco, e adesso vedo chiaramente”
E poi, ancora, rivolto a Gesù “Dimmi chi sei perché io possa credere, perché ciò che desidero è poterti credere fino in fondo, poterti riconoscere, confessare, prostrarmi davanti a Te!” e ancora:
“Adesso che ci vedo, Signore, mostrati, dimmi qual è la cosa vera, la cosa più importante, quello che devo fare veramente con il dono della vista che mi hai ridonato? Cos’altro posso desiderare se non vederti con gli occhi, faccia a faccia?”
Ecco allora in sintesi il messaggio di questa domenica: esso ci ricorda che siamo fatti per vedere Dio, per conoscerLo, amarLo e lodarLo. Sono questi i desideri che dovremmo sempre coltivare e tenere vivi in noi, con perseveranza, con vivo desiderio. In caso contrario Dio cosa diventa? Se non abbiamo entusiasmo, desiderio, passione Dio viene ridotto anche nel nostro cuore ad un’idea da tavolino, un teorema come un altro, in ultima analisi a semplice oggetto…
Questa domenica di Quaresima ci invita allora a non rassegnarci, perché vi è una luce dall’alto che sta cercando di penetrare fino nel profondo della nostra anima. Per averla in noi, per lasciarcene inondare e penetrare non dobbiamo fare molte cose: consegnare a Dio l’anima senza segreti, senza vergognarci. Dovremmo vergognarci piuttosto di nascondere qualcosa a Lui, se lo faccio vuol dire che sto ponendo obiezioni e resistenze. Ripeto, siamo fatti per Dio, per vederlo, per conoscerlo, amarlo e farne esperienza.
Nella vita cristiana e di fede non ci sono tante cose da fare: solo tenere sollevati i lembi della nostra tenda, aprirne gli angoli, non fare obiezioni e chiedergli con fiducia “Mostrami il Tuo volto Signore, io ti crederò, perché non cerco altro al di fuori di Te!”.

