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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

III Domenica del tempo Ordinario Anno A

2026-01-24 12:14

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Riflessioni,

III Domenica del tempo Ordinario Anno A

25 gennaio 2025 Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23 RIMANETE DIETRO A ME! In Matteo oggi trova compimento una promessa biblica antica:

25 gennaio 2025

 

Is 8,23-9,3   Sal 26   1Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

 

RIMANETE DIETRO A ME!

 

In Matteo oggi trova compimento una promessa biblica antica: in Gesù, infatti, Dio dimostra di essere veramente un Dio “di parola” (che mantiene cioè le sue promesse). Infatti attraverso il Signore Gesù, suo Figlio, Egli realizza la profezia di Isaia 8 (prima lettura) che si trova in quella sezione nota come Libretto dell’Emmanuele. In mezzo alle prove che Israele (regno di Giuda) sta attraversando a causa dell’ostilità assira, Dio invita a non perdere la speranza perché Egli rimane in mezzo ai suoi, non solo, ma attraverserà queste difficoltà insieme al suo popolo, rivelandosi così come il Dio con noi, l’Emmanuele, il Dio cioè che non lascia solo il suo popolo.

 

In tal modo Dio si rivela come una luce che entra nelle tenebre, permettendo non solo di riconoscere ma anche di dare un nome a quello che provoca sofferenza al popolo (il giogo che opprime, la sbarra sulle spalle, il bastone dell’aguzzino.. Is 9,3). E’ molto bella e suggestiva questa metafora della luce, la presenza di Dio nella vita del popolo è come una luce nell’oscurità della storia.

 

Il messaggio di Isaia, ripreso poi da Matteo nella liturgia odierna, riguarda la necessità e la possibilità, di trasformare i nostri modi di sentire e di pensare…. Se rimaniamo sempre noi al centro, se perseveriamo cocciutamente nella presunzione che l’unico, o migliore modo di leggere- comprendere - giudicare le cose sia sempre il nostro, difficilmente riusciremo poi a far spazio agli altri e a Dio, nella trama della nostra vita…! Perché Dio possa entrare nella nostra vita, occorre invece dilatare sguardo e cuore, decentrarci, cambiare il nostro modo di vedere, la nostra visione interiore (cioè il nostro modo di guardare), provando a considerare le cose anche sotto altri punti di vista….!

E’ quello che nel Vangelo odierno Gesù chiede ai discepoli. In esso vediamo come Gesù chiami a seguirlo in momenti e situazioni sempre diverse. Le coppie di discepoli Pietro ed Andrea, e Giacomo e Giovanni, sono chiamati la sera, mentre pescavano, gli altri durante il riassetto delle reti cioè probabilmente di giorno. In questo modo ci viene rivelato come Gesù ci chiami po' in tutte le ore della nostra storia-vita. In ogni caso Egli non cessa di trasformare noi e la nostra vita perché impariamo a seguirlo con un amore sempre nuovo. Egli è quella luce nelle tenebre capace di trasformare la nostra vita quando lasciamo risuonare in essa la sua voce!

 

Inevitabile oggi un raffronto coi primi capitoli della Genesi in cui si parla spesso di fratelli: anche nel vangelo di Matteo troviamo queste coppie di fratelli. Il Genesi presentava fratelli incapaci di convivere, ora Gesù non solo guarisce le relazioni fraterne, ma le trasforma in luogo dell’annuncio di salvezza! I discepoli del Signore si faranno riconoscere come tali proprio da come vivranno insieme, si rispetteranno, vorranno bene e perdoneranno reciprocamente…. San Francesco quando ripeteva che il Vangelo va annunciato prima di tutto con la viva testimonianza della nostra vita, poi in caso, anche con la parola, aveva forse in mente proprio questo!

 

Un altro tema oggi riguarda la necessità di metterci dietro a Gesù! A noi non piace stare dietro, noi amiamo stare davanti a tutti. Quello che però definisce l’identità del discepolo è proprio la preposizione “dietro”: dovremmo preoccuparci di stare sempre “dietro al Maestro” e questo è un atteggiamento importante che dovrebbe davvero cambiare la nostra vita. In ogni situazione dovremmo essere abituati a chiederci: cosa farebbe, come si comporterebbe Gesù in una situazione analoga?

 

Un’altra provocazione del vangelo odierno riguarda il tema del divenire pescatori di uomini. Cosa voleva dire Matteo utilizzando tale espressione? Gesù con tale espressione valorizza quello che i discepoli sono già (cioè pescatori…!) ma aggiunge anche qualcosa di nuovo. Finora erano pescatori sì, ma di pesci, ora devono continuare ad essere pescatori, ma di uomini! La loro identità di pescatori non viene cancellata ma trasformata! Come a dire che la vocazione con cui Gesù chiama i discepoli rispetta la loro identità ma la trasforma anche, mettendola al servizio del Regno di Dio. Mi pare un’idea molto bella, da non perdere: il cuore di ogni vocazione cristiana valorizza ciò che già siamo per metterlo al servizio del Regno di Dio in modo più pieno e completo. Il Signore non chiede a nessuno di negare quello che siamo, ma di farlo fiorire all’interno del meraviglioso giardino del Suo Regno! In tale invito pertanto c’è sempre qualcosa di già presente e qualcosa anche di nuovo ed ancora da compiere… Per permettere alla forza di Dio di trasformare la nostra vita occorre lasciare tante cose. Ad esempio per Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, forse le reti rischiavano di divenire un ostacolo! Per vivere la vita nuova, sognata per loro da Gesù, devono lasciare quelle reti, iniziando così una nuova vita, dentro un nuovo amore!

 

Concludendo.

Non sono pochi i temi cui il Vangelo di oggi propone di riflettere. Come sintesi potremmo forse provare a chiederci se il nostro stile di vita abituale, fatto di tante cose (orari, relazioni, frequentazioni, lavoro, letture, tempo libero, ecc…) ci aiuta non solo a vivere ma anche ad esprimere/testimoniare, nel nostro ambiente, quelle dimensioni di grazia, fede, carità e preghiera che iniziano a contrassegnare, speriamo, la nostra vita…