18 gennaio 2026
Is 49,3.5-6 Salmo 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34
ECCOLO!
Probabilmente è capitato un po' ad ognuno di noi di trovarsi nella vita criticati, sottoposti a giudizi sommari, e condannati. A volte abbiamo come l’impressione di trovarci sotto processo, senza però nemmeno sapere quale sia l’accusa.
Un po' tutti siamo, poco o tanto, dentro quel processo che è la nostra vita, e in essa dobbiamo decidere quale ruolo vogliamo giocare. L’esempio del processo può forse aiutarci a comprendere il Vangelo di Giovanni che leggiamo in questa domenica….
Vedere e testimoniare
Celebriamo oggi la seconda domenica del tempo ordinario, domenica scorsa avevamo celebrato il Battesimo del Signore, tema che in qualche modo continua anche oggi.
Nei vangeli sinottici Giovanni Battista annunciava la venuta del Regno di Dio, richiamava alla conversione, ed amministrava il battesimo per il perdono dei peccati, (erano i temi visti domenica scorsa); nel vangelo di S. Giovanni non vi è nulla di tutto questo: il Battista è soprattutto il testimone di Gesù, testimone che non solo lo annuncia, come fanno i profeti del primo testamento, ma che lo indica presente in mezzo agli uomini perché lo riconoscano “presente”… “In mezzo a voi sta uno che non conoscete” (v.26)
Il centro focale del testo evangelico odierno è la testimonianza del Battista in favore di Gesù. Il verbo rendere testimonianza va collegato col verbo vedere. Per poter rendere testimonianza infatti occorre vedere, e per rendere testimonianza non basta una semplice visione fisica. I verbi del Vangelo odierno indicano vari modi di vedere in progressione:
-al v.29 si inizia con un vedere (blepein) che è un vedere solo fisico;
-al v.32 un altro verbo “theomai” esprime un osservare nel senso di contemplare;
-al v.34 il verbo “orao”, parla d’una avvenuta conoscenza interiore che fa trovare, portando a compimento la ricerca.
Giovanni Battista unifica molto bene il vedere con il testimoniare: puoi testimoniare, cioè puoi affermare, dichiarare, parlare, solo se hai davvero visto con i tuoi occhi, in caso contrario le tue parole sono chiacchiere, fantasie, forse anche diffamazioni. Per testimoniare poi non basta tu abbia visto qualcosa, ma occorre tu abbia davvero compreso ciò che hai veduto. A quel punto, se davvero hai veduto e compreso ciò che ha veduto, divieni responsabile, e questo diventa per te una precisa chiamata a testimoniare. La testimonianza è una responsabilità alla quale non ti puoi sottrarre.
Il proprio posto
Comprendiamo allora che oggi il vangelo ci dice come Giovanni Battista abbia saputo comprendere, discernere quale fosse il posto che Dio gli affidava: dicendo che Egli era il testimone, dice che non era lui quello cui toccava giudicare, quello che doveva stare al centro, il testimone era l’amico dello sposo, non lo sposo.
Dalle parole del Battista risalta così che lo Sposo è Colui che gli sta davanti, Gesù (v.30)… La testimonianza è davvero preziosa per aiutare e far crescere, ed è un bene raro: solo chi è onesto, chi vuole davvero il bene altrui, chi ama davvero la giustizia, è capace di farsi da parte, di stare al proprio posto, ed evitare protagonismi, senza mettersi al centro.
Solo i genitori e i veri amici sanno quanto sia prezioso farsi da parte perché l’altro possa emergere, facendo bene attenzione a non fare ombra, o soffocare…
Sapere quello che si dice
Giovanni Battista non si lascia andare alle chiacchiere e non fa allusioni: fin quando non conosce, non parla (io non lo conoscevo, v.33), parla solo dopo aver conosciuto, si è informato, ha fatto esperienza, ha riflettuto.
Giovanni arriva a indicare Gesù come l’agnello (v.29) perché ha visto il suo modo di vivere: si è reso conto che la vita di Gesù è per altri. Gesù gli ricorda l’agnello della cena pasquale, l’agnello ucciso al nostro posto, ma anche l’agnello che viene mandato nel deserto, carico dei peccati del popolo, come gesto di espiazione. Giovanni Battista vede già ciò che Gesù porterà a compimento solo nel corso della sua vita: il profeta infatti vede nel presente lo sviluppo a venire della storia.
Pregare
Per diventare testimone, Giovanni Battista ha fatto un percorso, ha riflettuto, pregato, contemplato. Ha avuto un dialogo con Dio: e fu un dialogo vissuto alla luce della Parola: fu nella luce dello Spirito che il Battista poté riconoscere Gesù .
Si tratta d’un avviso importante: anche noi dovremmo imparare a portare i nostri pensieri dentro la preghiera, solo nel dialogo con Dio infatti, possiamo iniziare a comprendere meglio come stanno le cose. Non di rado invece parliamo ed agiamo senza discernimento, perché parliamo ed agiamo senza esserci prima fermati a riflettere, pregare, meditare. Siamo chiusi nella trappola delle nostre idee: il termine ‘idea’ esprime proprio un modo di vedere molto soggettivo.
Responsabilità
Anche se pensiamo di tacere invece parliamo: la nostra vita parla sempre, noi parliamo sempre con i nostri sguardi, con le nostre scelte, con i nostri silenzi! Per questo motivo la nostra vita è inevitabilmente sempre anche una testimonianza, infatti, anche se non lo sappiamo, attraverso di essa noi stiamo sempre dicendo qualcosa. Se ne fossimo più attenti ci capiterebbe forse di meno di dover dire …ma no, per carità, non volevo dir questo! Sì, è davvero importante imparare ad esprimerci, non solo con le parole, ma ancor più con le nostre scelte, con prudenza e discernimento!
Accogliamo l’invito della liturgia odierna a riflettere sul valore della testimonianza, e chiediamo perdono per quando ci siamo lasciati andare a chiacchere, insinuazioni, giudizi superficiali…che cose brutte…! Chiediamo invece la grazia d’imparare a parlare solo dopo aver visto e meditato con profondità, solo così diverremo testimoni credibili e costruttivi.
Leggersi dentro
- Il nostro modo di parlare è frutto di preghiera e riflessione o ci lasciamo andare a pettegolezzi e insinuazioni?

