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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

II Domenica dopo Natale Anno A

2026-01-03 17:24

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Riflessioni,

II Domenica dopo Natale Anno A

II Domenica dopo Natale Anno A ABITA IN MEZZO A NOI! Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18 La liturgia di questa seconda domenica do

II Domenica dopo Natale Anno A

 

ABITA IN MEZZO A NOI!

 

Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18

 

La liturgia di questa seconda domenica dopo il Natale vuole approfondire il mistero già celebrato il 25 dicembre, rivisitandolo in maniera meditativa, anziché narrativa come avevamo fatto il giorno di Natale. Oggi siamo dunque invitati ad un supplemento di riflessione per maturare nel nostro cuore una consapevolezza più chiara e profonda del mistero dell’amore di Dio che ha preso carne per noi!

 

Il Vangelo di oggi l’avevamo ascoltato anche il giorno di Natale nella Messa “del giorno” : si tratta del “Prologo”, l’inizio solenne del Vangelo di S. Giovanni che annuncia la divinità strettamente congiunta all’umanità di Gesù, rivelazione dell’amore del Padre che diviene vita per l’uomo. L’affermazione centrale che il “Verbo pose la sua tenda in mezzo a noi” … indica che non si trattò d’un momento transitorio (tipo toccata e fuga) ma di una presenza che vuole divenire (e rimanere) stabile in mezzo a noi. Giovanni cioè annuncia che ormai la tenda della sua abitazione è stata collocata in mezzo a noi per rimanervi stabilmente questo è il senso importante dell’espressione.

 

L’immagine della “tenda” rimanda alla famosa “tenda del convegno” di cui ci parla il libro dell’Esodo, in essa Dio scendeva per incontrare Mosè, in quella tenda Dio parlava a Mosè e gli consegnò così la Torah che fu la Legge d’Israele. In quella tenda Dio si rendeva presente con la sua nube, l’Esodo parlava della gloria, in ebraico shekinah, che indicava la presenza misteriosa e reale di Dio in mezzo al popolo…

 

S. Giovanni allora nel Prologo c’invita a trarre una conseguenza abbastanza facile: quanto la fede d’Israele aveva potuto intuire, tramite l’incontro di Mosè con Dio, adesso si realizza ed avvera in pienezza in Cristo Gesù. Infatti la persona del Verbo che prende carne in Maria sostituisce la tenda nella quale Dio incontrava Mosè per consegnargli la Prima (o antica) Alleanza. Gesù stesso, con la sua carne, è ora la nuova tenda , la tenda cioè della Seconda Alleanza, autentico, stabile e permanente luogo della presenza amante di Dio!

 

Pertanto quel “Dio che nessuno ha mai visto” (di cui parla il prologo  in Gv 1,18) può invece ora essere veduto da ogni uomo, precisamente nella persona di Cristo Gesù. Allora il messaggio di oggi  è che Dio ha veramente posto la sua tenda in mezzo a noi! Certamente gli uomini lo possono rifiutare od accogliere, in questo rimangono liberi, tuttavia per chi lo accoglie, e gli dice di sì, la vita acquisterà un senso, una luce, ed un significato totalmente nuovi…

 

Ecco allora in sintesi la domanda centrale per noi oggi, che questa domenica ci porta: questa notizia, questo messaggio ci dice davvero qualcosa di emozionante, che ci dà gioia? Oppure rimaniamo freddi ed insensibili, non toccati? Poniamo ci venga detto che in un appartamento del nostro condominio, o nella strada in cui abitiamo, ad un paio di case di distanza, fra dieci giorni verrà a vivere una comunità di sieropositivi o di tossici, ebbene come reagiremmo? Cosa diremmo? Oppure, al contrario, se ci raggiungesse la notizia che Dio stesso diviene nostro vicino di casa come reagiremmo?

 

E’ come se il messaggio di questa domenica andasse un po' in questa linea: Dio è venuto veramente ad abitare vicino a noi, si è fatto davvero nostro vicino di casa, ma noi come reagiamo? Sappiamo accoglierlo con gioia, simpatia, apertura di cuore? Abbiamo davvero desiderio e voglia di ascoltare quel Dio che colloca la sua tenda vicino a noi, anzi proprio in mezzo a noi? Ne gioiamo e ne siamo felici o, sotto sotto, ne siamo un poco disturbati, per cui ci teniamo a distanza, rifiutandolo un poco….? Così vediamo come quella di oggi che ci pareva una domenica tranquilla, contenente un messaggio noto e tante volte ascoltato, riesce invece anche oggi a metterci alle strette….

 

L’invito di oggi è infatti quello d’interrogarci su cosa facciamo noi veramente nella nostra vita. Forse anche a noi accade di restare abbastanza indifferenti al messaggio del Natale, aspettando, e tutto sommato sperando, che se ne vada presto… Oppure anche noi, come tanti altri, siamo tentati, quando c’invita con forza a scelte coraggiose e difficili, di denunciare Gesù come un abusivo….

 

Probabilmente oggi  è la domenica buona per iniziare a prendere consapevolezza che, nella misura in cui non sappiamo accogliere Gesù con gioia ed entusiasmo nella nostra vita, facendogli spazio e rallegrandocene, lo destiniamo (anche senza saperlo) un’altra volta all’emarginazione, alla condanna a morte, ed alla crocifissione…

 

Vorrei riprendere l’espressione del Prologo al v. 1,12 “a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio….”  essa ci rivela come proprio nell’accoglienza della sua presenza noi riscopriamo anche il senso della vita, cioè la Sapienza del vivere… . E’ la SAPIENZA di cui parla la prima lettura di Siracide 24, sapienza come sale, sapore vivo sulle labbra e sulla lingua…. Quello infatti che è il sale per il nostro cibo, questo è anche il senso, il significato per la nostra vita…

 

Forse è proprio questo sale, questo sapore, questo significato che oggi pare essere tanto raro, un bene che tante volte manca sia agli adulti che ai giovani! Se a Cana di Galilea Maria disse a Gesù, a proposito degli sposi, “Non hanno più vino!” forse Maria oggi potrebbe dire a Gesù parlando di noi “Vedi, Figlio, come non hanno più sale…!”

 

Ecco allora come questa domenica ci ponga di fronte ad una scelta radicale: accettiamo con gioia che Dio collochi la tenda della sua presenza e del suo amore in mezzo a noi? Cerchiamo con entusiasmo di scoprire come sotto la superficie degli eventi che si susseguono nella nostra vita si dipeni in realtà un legame nascosto, ma reale, che li collega al Regno di Dio? Viviamo questa ricerca con trasporto ed apertura di cuore oppure siamo piuttosto freddi ed inerti?

 

Siamo abbastanza appassionati e curiosi da riuscire a farci sensibili ed attenti per percepire la voce segreta di Dio che si espande nella storia? Riusciamo, almeno qualche volta, ad intuire che il nostro vuoto può essere colmato solo dalla sua pienezza, e che i frammenti di gioia che a volte attraversano la nostra vita fanno parte di una felicità infinita che ci attende tutti e che siamo chiamati a sperare ed attendere..?

 

Possa Egli davvero illuminare “Gli occhi della nostra mente per farci comprendere  a quale speranza Egli ci abbia chiamati…” (Ef.1,18).