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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

Santo Natale

2025-12-24 18:47

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Riflessioni,

Santo Natale

25 dicembre 2025 LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE! Dopo quasi un mese di preparazione, abbiamo infatti iniziato l’Avvento il 30 novembre scorso, e quattr

25 dicembre 2025

 

LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE!

 

Dopo quasi un mese di preparazione, abbiamo infatti iniziato l’Avvento il 30 novembre scorso, e quattro domeniche in cui siamo stati aiutati a riscoprire la sapiente pedagogia cristiana che c’insegna quell’attesa, sapiente nella fede, che non è la tergiversazione dell’indeciso, ma il tempo della maturazione del frutto che cresce e matura nella sua stagione… L’attesa sapiente nella fede infatti sa aprirsi gradualmente a scelte spirituali compiute attraverso i quattro gradini dell’Avvento dedicati alla conversione dell’attenzione, dell’intelligenza, della capacità di giudicare e della decisione coraggiosa. Ci dicevamo in Avvento che è maturando queste conversioni, che cresce in noi la capacità d’incarnare credibilmente la nostra fede.

 

In questa notte Santa apriamoci alla liturgia del Natale che ci immette dentro una grande luce dalla quale vogliamo lasciarci avvolgere interamente! Davvero il Dio dei cieli e della terra, creatore dell’Universo intero, ha voluto illuminare questa notte tre volte santa con una luce grande e del tutto particolare! La liturgia ci fa entrare in essa non per via narrativa, rinnovando per noi il racconto della nascita a Betlemme, ma attraverso la profezia di Isaia 52 (prima lettura), la catechesi iniziale della Epistola agli Ebrei (seconda lettura), e la meditazione iniziale del prologo di S. Giovanni nel primo capitolo del suo vangelo.

 

La profezia di Isaia che apre le letture di oggi è una profezia colma di gioia che pone il Natale sotto il segno della consolazione. Il verbo con-solare significa strappare o togliere qualcuno dalla sua solitudine, è un avvicinarsi, farsi presenti a qualcuno quando è nella prova, facendogli sentire amicizia, prossimità, calore, partecipazione. Così quando il profeta dice che il Signore consola il suo popolo dice che Dio si rende presente, si mostra vicino. In questo caso Dio si rende presente con un bambino, che suscita tenerezza… Il Regno di Dio si manifesta in modo davvero sorprendente, non pare affatto un re questo bimbo che nasce in modo tanto disagiato, eppure è proprio così che il Regno giunge a noi!

 

La seconda lettura, dalla Lettera agli Ebrei, ci fa comprendere la grandezza di questo bambino: egli è davvero il Figlio di Dio! Essendo piccolo infante non parla con parole che si comprendano, ma la sua stessa presenza ci parla in modo assai eloquente dell’amore, e del progetto salvifico che Dio sta per attuare in mezzo agli uomini! Forse la maniera più efficace per comunicare è proprio quella della concretezza delle nostre scelte di vita, anche senza dire tante parole…!

La Lettera agli Ebrei insiste sulla dignità del Figlio: Gesù, pur essendo un umile figlio di uomini, è tuttavia superiore agli angeli, Dio infatti gli dice “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” cosa che non ha mai detto a nessun angelo!

 

Il Prologo di S. Giovanni, che costituisce l’annuncio evangelico odierno, ricchissimo di contenuti, riprende e sviluppa alcune affermazioni della Lettera agli Ebrei; dice infatti che il bambino che è nato è il Verbo, cioè la Parola di Dio, egli è pertanto espressione perfetta di Dio! Essendo espressione perfetta del mistero stesso di Dio il Verbo era presso di Lui fin dall’Eternità. Pertanto non può non essere che quella Parola con la quale il Dio creatore creò il mondo e tutte le cose, e diede la vita e la luce a tutti gli uomini.

Il Prologo rivela pertanto come Dio, assumendo esistenza umana, e rendendosi presente nella storia degli uomini, ma ci lascia ance con una domanda aperta. E’ vero che Dio comunica la sua Parola, manifesta la sua luce, comunica la sua vita, ma in che maniera viene da noi accolto? Quale accoglienza incontra da parte di noi uomini? Cioè Dio ha fatto davvero un lungo cammino per venire a noi, ma la conseguenza facile da tirare è che anche noi, ora, dobbiamo muoverci per andare verso di Lui ad incontrarlo!

Ecco il senso delle espressioni giovannee di oggi: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta…! Oppure “Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto…” Quale tristezza! L’amore di Dio, purissimo, luminoso, e santo si è manifestato fra noi in modo tanto generoso ma non trova nell’umanità accoglienza, né tanto meno risposta adeguate…!

Ecco allora la domanda per noi: ma questo bambino nato a Betlemme io so accoglierlo davvero nella mia vita? Oppure anch’io, come tanti altri, continua la mia vita immerso in tante preoccupazioni e faccende, senza però aprire porte, creare collegamenti, e ponti con Lui e con il suo messaggio, senza insomma instaurare e frequentare una relazione autentica, reale, e dialogica con Lui..?

 

Celebrare il Natale che significa?

Alla luce del cammino percorso in Avvento cosa può voler dire per noi celebrare ora la natività del Dio che si è fatto carne in mezzo a noi?

 

1)      In primo luogo vuol dire colmare il nostro cuore di consolazione e gratitudine, facendoci attenti, convertendo cioè la nostra attenzione, per farci attenti, e consapevoli al dono del Dio con noi, al dono della sua presenza, e della sua Parola di salvezza, permettendo che tale dono colmi il nostro cuore di quella gratitudine, gioia e consolazione di cui parla la profezia di Isaia….

2)      In secondo luogo vuol dire aprirsi ad un nuovo ascolto ed intelligenza della sua presenza che ci parla in modo eloquente dell’amore di Dio e del suo progetto di salvezza, così come anche di un nuovo ascolto, comprensione, ed intelligenza di quel Dio che ha parlato a noi per mezzo del Figlio (Eb 1,1).

3)      In terzo luogo vuol dire saper rinnovare nel nostro cuore la capacità di leggere, interpretare, comprendere Gesù come veramente il Figlio amato del Padre che è seduto alla destra della maestà nell’alto dei cieli… (Eb 1,3)

4)      Infine vuol dire anche saper rinnovare la nostra capacità e decisione di aderire a Lui, alla sua persona, al suo messaggio, con tutto il nostro cuore, lasciandoci ispirare ed orientare nelle nostre scelte concrete di vita  dalla sua persona ed a quelle che furono le sue scelte, nella linea della mitezza, della carità, della giustizia… poiché “…la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo” (Gv. 1,17).

 

 

La gioia annunciata dall’angelo continua, possiamo viverla in mezzo a noi, anche in mezzo alle ansie ed alle sfide della vita. Il Salvatore è nato per noi, oggi, non ieri, né domani, oggi. Egli è il Salvatore di cui abbiamo bisogno. Buon Natale!