1 novembre 2026
Ap. 7,2-4. 9-14; Ps. 23 (24); 1Gv. 3,1-3; Mt 5,1-12a
ROVETI ARDENTI!
La festa di Tutti i Santi rappresenta un momento alto del ciclo liturgico, infatti tutto l’anno liturgico, senza la prospettiva della santità, correrebbe il rischio della sterilità. E’ infatti la festa odierna che, additandoci la vetta della santità, illumina di senso l’orizzonte stesso della vita cristiana!
Uno dei documenti fondamentali del Concilio Vaticano II°, la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, indicò la santità come la vocazione fondamentale di tutti i battezzati. Tutti i sacramenti, dal battesimo, alla cresima, all’eucaristia, agli altri sacramenti, così come tutta la vita di fede, sono orientati alla santità. Essa è la grande vocazione di ogni battezzato, ed ogni altra vocazione cristiana specifica trova il suo senso solo in quanto finalizzata alla santità!
Essa è la comunione a Cristo Gesù che ci rende simili a Lui. Siamo santi nella misura in cui conosciamo, amiamo e ci conformiamo esistenzialmente a Cristo Gesù.
A volte corriamo il rischio di venire sviati dalle biografie di santi che abbiamo letto; infatti, se idealizzati in modo inappropriato rischiano di farci guardare alla santità come ad una perfezione morale impossibile, riguardante una piccola élite, anziché ad un’esperienza di comunione e di grazia aperta a tutti!
Se, per mezzo del volto, degli insegnamenti e dello sguardo di Cristo riesco sempre più non solo a desiderare, ma anche a sentimi vicino ed in comunione con Lui, questo significa che sto già divenendo, gradualmente, santo. Quando preghiamo con fede il Padre nostro, confessando che Dio ci è Padre in Cristo Gesù, iniziamo già un cammino di santificazione, nonostante permangano ancora in noi i nostri difetti e le nostre fragilità.
La festa odierna non riguarda solo i santi canonizzati, ma anche la santità del cristiano comune il quale, pur con tutte le sue fragilità, errori, contraddizioni e peccati, tuttavia non si stanca di cercare d’interiorizzare e far propri gli inviti di Gesù… beati i poveri in spirito, beati quelli che sono nel pianto, beati i miti, beati quelli che hanno fame e sete della giustizia ecc…
Santità è infatti assimilare l’apertura alla trascendenza e all’ Amore di Dio... Diveniamo santi nella misura in cui la nostra vita, pur con tutte le sue contraddizioni, lascia trasparire qualche bagliore di questa luce.
Il cristiano testimonia l’amore di Dio non solo, e non tanto, con le parole, ma anche (e soprattutto) con la propria vita e la propria persona. Egli parla di Dio con la luce degli occhi rischiarati dalla Sua Grazia, con la mansuetudine dei suoi atteggiamenti addolciti dalla carità, e con le proprie scelte esistenziali tessute di quella gentile mitezza proveniente dall’alto. Mosè ricevette l’indicazione di condurre il popolo fuori dell’Egitto dopo l’incontro con il roveto ardente…. Ecco: i santi sono i roveti ardenti da cui esce una luce che parla della presenza di Dio, anche senza dire nemmeno una parola.
Vi è assoluta necessità di tali roveti ardenti! Tutti noi infatti incontriamo, prima o poi nella vita, momenti difficili in cui crolla quello in cui avevamo creduto, i nostri progetti falliscono e noi ci sentiamo soli, disorientati, demoralizzati. I santi con la loro presenza e la loro luce, ci fanno sentire meno soli, ci ridanno coraggio e fiducia…
Dovremmo essere capaci di superare un’idea di santità fatta solo di perfezionismo morale. Santità è una nostalgia di Dio intrisa di luce, di verità, di amore, più che di perfezionismo.… Meglio essere un po' zoppicanti, ammaccati, e feriti, ma in cammino, che puliti e sani, ma immobili in noi stessi come persone già arrivate!
La santità evangelica invita a sporcarsi piedi e mani perché, oltre a far stare coi piedi per terra. fa assumere le proprie responsabilità! E’ un continuo pungolo a metterci la faccia perché invita a coinvolgersi. Chi si chiama sempre fuori per salvare la sua faccia difficilmente diverrà mai santo!
La carità cristiana è un fuoco che ci coinvolge anche quando non vorremmo! Per viverla non è sufficiente amare: occorre amare come il Signore ci ha amati…. Si tratta certo di un amore esigente, ma non per questo impossibile…
Per approfondire un po’…
-Quali sono i nostri santi preferiti? Perché abbiamo una preferenza verso di loro e non per altri?
-Mi è accaduto talora di aver accettato il rischio di sporcarmi le mani, fino anche ad aver perso la faccia, in nome di una carità autentica e vissuta?

