11 ottobre 2026
Mt 22,1-14; Is 25,6-10a; Sal 22; Fil 4,12-14.19-20
E' UN DOVERE O UNA FESTA ?
Una festa per alcuni è un’occasione entusiasmante, per altri solo un dovere, alcuni sono contenti d’essere al centro dell’attenzione, altri l’eviterebbero volentieri. Nel racconto di Karen Blixen Il pranzo di Babette, da cui fu tratto il film omonimo, essa diventa persino l’occasione per esprimere concretamente l’affetto e il valore della vita.
Uno dei momenti più delicati nella preparazione d’una festa è fare la lista degli invitati: occasione per ricordare esperienze positive o dare voce a vecchi rancori. A volte ci si può accorgere che non si ha voglia d’invitare qualcuno, o lo si fa solo per correttezza formale. A volte si scopre che nella nostra vita ci sono varie persone significative, o al contrario che nella nostra vita c’è il vuoto... Ancor più doloroso di questo è scoprire a volte che alcuni che avevi invitato non verranno, e questa non accoglienza d’un invito può talora segnare un cambio nel rapporto...
Tutto questo simboleggia un po' il percorso della vita: ci capita da volte di restare o d’essere lasciati soli, vivendo l’esperienza del rifiuto. A volte ci ritroviamo accanto persone a cui non avremmo pensato, o c’è anche chi entra nella nostra vita senza essere invitato, magari cercando di mascherarsi con abiti ingannevoli.
Matteo insiste sull’esperienza del rifiuto: due domeniche fa avevamo letto di un figlio che non andava nella vigna del padre, domenica scorsa di contadini che non accoglievano i messaggeri e addirittura uccidevano il figlio del padrone, ora sono gli invitati alla festa del figlio che non rispondono all’invito!
Gli indifferenti non se la sentono di abbandonare i loro interessi, si sentono sazi, ritengono di possedere già che è necessario per vivere una vita senza problemi. Qui sono annoverate persino le guide spirituali di Israele. Coloro che non prendono coscienza della loro povertà spirituale, e non avendo fame e sete d’un mondo nuovo non entreranno nel Regno di Dio, perfettamente adattati alle meschinità.
Matteo ci sta consegnando un sentimento che descrive una realtà che continua ad accadere: il Figlio non è accolto, e questa esperienza si ripete continuamente. Ci saranno sempre molte persone a cui la nostra proposta di preghiera e di fede non interessa e, anche se invitati, non sono interessati a fare festa con noi, per cui rimaniamo soli.
Pertanto, se non si vuole rimanere con la casa vuota, si può provare ad invitare altre persone che ne restano meravigliate. Proprio coloro che non avrebbero mai pensato d’entrare nella casa del Re, si trovano a essere gli ospiti chiamati a far festa. Sono gli esclusi, come la pietra scartata, il figlio; le pietre scartate con cui Dio costruisce il suo Regno. Gli invitati sono coloro che tutti pensano inadeguati. Forse qualche volte anche a noi è accaduto di sentirsi indegni d’attenzione. Ma Dio sa dare sempre un senso alla nostra vita.
Queste persone scartate che adesso riempiono la sala della festa non servono semplicemente a sostituire chi non si è presentato. Il Re stesso in persona vuole vederli, e si accorge così che qualcuno non ha l’abito adatto per essere lì. Commentando questo passo, sant’Agostino nota che deve trattarsi d’un abito invisibile e interiore, perché solo il Re se ne accorge. Se fosse stato un abito esterno, fisico, i servi gli avrebbero impedito l’accesso. Quell’abito, dice Agostino, è la carità e la sincerità di cuore. Si può essere invitati nella festa della vita e non avere la sincerità del cuore. Ci capita d’invitare qualcuno alla festa della nostra vita e scoprire poi che le sue intenzioni non erano oneste. Certamente è una delusione, ma anche un necessario momento di verità.
Leggersi dentro
· Se dovessimo fare degli inviti per la festa della nostra vita, a chi penseremmo?
· Abbiamo mai fatto, o facciamo mai l’esperienza di essere rifiutati, scartati, lasciati soli?
· Come viviamo tale esperienza?

