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Comunità OFM Convento Eremo S. Felice - Cologna Veneta (VR)

Eremo San Felice

Santa famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria

2025-12-27 16:40

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Riflessioni,

Santa famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria

28 dicembre 2025 Sir 3, 3-7.14-17   Sal 127   Col 3,12-21   Mt 2,13-15.19-23   Oggi nella prima domenica dopo il S. Natale, celebriamo la festa della

28 dicembre 2025

 

Sir 3, 3-7.14-17   Sal 127   Col 3,12-21   Mt 2,13-15.19-23

 

ALZATI!…E RESTA LA'

 

Oggi nella prima domenica dopo il S. Natale, celebriamo la festa della Santa Famiglia che ci lascia un grande insegnamento sull’amore reciproco. L’insegnamento da trarre oggi dalla liturgia è che la gioia nelle nostre famiglie non arriva quando ognuno la ricerca individualisticamente per sé stesso, ma solo se tutti si preoccupano della serenità degli altri membri della famiglia! Se è giusto che ognuno s’impegni a fondo per una propria realizzazione personale, tuttavia la dedizione al bene degli altri membri della famiglia rimane la condizione perché Dio possa benedire le nostre famiglie con la sua gioia dall’alto!

 

Nel Vangelo di oggi siamo colpiti dalla prontezza e dalla generosità di Giuseppe tutto proteso a cercare solamente il bene del Bambino e di sua madre, che Dio aveva affidato alle sue cure amorevoli. E’ bello vedere come tutta la vita di Giuseppe sia guidata interamente da questa premura, iscritta profondamente nel suo cuore! Vi è una situazione di seria minaccia e, tramite l’intervento angelico, Giuseppe è avvisato da Dio del pericolo incombente: “Alzati prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là …” Senza esitare Giuseppe fugge subito, di notte, senza farsi domande, né porre obiezioni. Ci sono dei momenti nella vita in cui occorre prendere decisioni con prontezza, senza tergiversare nemmeno un istante… Pensiamo al dramma di questa fuga: scappando Giuseppe perde la casa, il lavoro, le relazioni famigliari, di amicizia e lavorative, perde ogni bene, diviene profugo e povero. Tutto passa in secondo piano: l’unica cosa importante, la sola che può farlo sentire sereno è proteggere questo Bambino, senza preoccuparsi di sé! Sarà questa la regola della sua vita: anche in seguito Giuseppe prenderà le sue decisioni sempre in vista della sicurezza del Bambino e di Sua madre.

 

Così lo vediamo andare non in Giudea, dove regnava Archelao figlio di Erode, ma in Galilea, guidato da sogni misteriosi, in una sconosciuta borgata, dove, altrettanto misteriosamente, finisce con l’adempiere quelle Scritture che dicevano “Sarà chiamato Nazareno…”:

La paternità di Giuseppe va vista soprattutto come partecipazione ad un’altra paternità: quella divina! Chi è padre davvero non è Giuseppe ma Dio stesso: è Lui che si preoccupa dell’incolumità di Maria e del bambino, ed è Lui che invia l’angelo ad avvisare Giuseppe. La premura, la preoccupazione e la cura di Giuseppe sono espressione diretta della premura, della preoccupazione e della cura di Dio! I sentimenti di tenerezza, amore, cura che cementano la vita d’una famiglia se non provengono da Dio, come sua espressione amorevole, non sono davvero autentici!

 

Malauguratamente in questo campo sono facili le deviazioni e gli autoinganni: gli affetti possono purtroppo degenerare in forme ben mascherate di egoismo. In questi casi piano piano, sotto una facciata di concordia, s’infiltrano sentimenti egocentrici ed insoddisfazione, si inizia a non essere più contenti di nulla, nascono le incomprensioni, le disarmonie, le mancanze di dialogo e poi piano piano le prime discordie. Le rivalità prevalgono sui motivi di comunione ed iniziano i litigi…Purtroppo l’egoismo, anche in famiglia, è sempre incontentabile!

 

Giuseppe può allora divenire per noi oggi un testimone luminoso. Dovremmo prenderlo come punto di riferimento e farci aiutare da lui ad esaminare la nostra coscienza ogni volta che ci sentiamo tentati dalla preoccupazione per noi stessi che ci fa dimenticare delle persone cui vogliamo bene e che dovremmo invece proteggere e curare con tutte le nostra capacità di attenzione, ascolto, comprensione e sollecitudine…

 

Questi stessi sentimenti famigliari e fraterni dovremmo poi saperli rivolgere correttamente anche al di fuori della cerchia ristretta degli affetti famigliari “Ciò che fate al più piccolo dei miei fratelli, lo fate a me…” dice infatti il Signore. Impariamo volentieri e di cuore ad agire abitualmente sempre così, docili all’amore di Dio, per essere membri gioiosi della famiglia di Gesù.